Piazza San Marco

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La Piazza San Marco è da sempre considerata il Salotto di Venezia. In questo spazio venivano e vengono ospitati tutti gli avvenimenti più importanti per la vita cittadina.

Dalla costruzione della Basilica che ne fa da sfondo, la Piazza è stata allargata, con l’interramento del canale Botario che la attraversava circa a metà dell’attuale spazio della Piazza. L’orto alberato delle suore di San Zaccaria diventò quindi, in quell’occasione, parte integrante dello spazio adibito alle manifestazioni della nascente Repubblica veneziana.

Dal centro della Piazza si possono ammirare i palazzi più importanti sia per la vita politica veneziana che per quella religiosa dove la Basilica ne è il fulcro. Proseguendo con una visuale cinematografica (guardando appunto la Basilica) a destra si scorge il maestoso Palazzo Ducale, la Piazzetta nella quale si ergono i due grossi monoliti che sorreggono le statue dei due protettori di Venezia, San Marco, nella sua veste simbolica di leone alato, ed il precedente di origine greca San Teodoro che trafigge il drago; segue la splendida Zecca, costruita dal Sansovino che precede la Biblioteca Marciana, pensata dal famoso architetto per ospitare alcuni manoscritti donati alla città nel 1468 dal Cardinale greco Basilio Bessarione, ancora oggi consultabili; successivamente l’imponente mole del Campanile di San Marco, "el paron de casa", con la loggia anch’essa costruita dal Sansovino.

Pensando ad un’unicum per la Piazzetta, le Procuratie Nuove, l’Ala Napoleonica costruita per edificare una sala da ballo sacrificando la Chiesa di San Giminiano anch’essa opera del Sansovino, le Procuratie Vecchie, la Torre dell’Orologio, la Piazzetta dei Leoncini con la sede della Curia Patriarcale.

Oggi la Piazza San Marco è completamente selciata con macigni di trachite, i così detti "masegni", ma anticamente era coperta da mattoni posti in parte a spina di pesce ed in parte semplicemente accostati gli uni agli altri.

Durante alcuni scavi per la manutenzione della Piazza o più recentemente per i lavori di innalzamento della riva sul Bacino di San Marco, sono emerse queste pavimentazioni che sono state ampiamente documentate dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia.

La pavimentazione è stata più volte innalzata; basti pensare che l’originale livello della pavimentazione dei portici sotto Palazzo Ducale si trova ad un metro dall’attuale e che il livello originale della Piazza si trovava tre gradini sotto tale livello. Con queste premesse bisogna immaginare come doveva sembrare slanciato in origine il Palazzo e che maestoso stupore doveva incutere alle galee che entravano nel Bacino di San Marco.

Nel 2001 sono cominciati dei lavori con i quali si dovrebbero fermare le maree medie, quelle comprese tra gli 80 ed i 120 cm sul medio mare, che allagano frequentemente la Piazza San Marco. Il progetto prevede di togliere il collegamento tra gli scarichi dei tombini dell’acqua piovana per non permettere che la marea montante possa entrare. La riva della Piazzetta verso il Molo è stata quindi alzata fino al livello di progetto e sono state costruite delle vasche di compensazione per contenere l’acqua piovana in caso di acqua alta con la pioggia.


[modifica] BREVE STORIA DI PIAZZA SAN MARCO

Anticamente la piazza si chiamava «Morso», forse perché il suo terreno era più tenace e duro di quello circostante, e «Brolo» perché era erbosa e cinta d'alberi. Vi scorreva per mezzo un canale detto «Batario», sulle cui sponde si scorgevano, l'una in faccia all'altra, le due piccole chiese di S. Teodoro e di S. Geminiano, erette, come è fama, da Narsete, che avea vinto i Goti con l'aiuto delle navi venete.

Dopo che fu trasportato da Alessandria a Venezia il corpo dell'Evangelista Marco, Giustiniano Partecipazio gettò le fondamenta nell'828 della Basilica di S. Marco, riunendovi l'oratorio di S. Teodoro.

A fianco del campanile si ammirano i tre pili di bronzo, fusi da Alessandro Leopardo nel 1505, i quali sostengono le aste porta bandiera dove sventolavano i vessilli della Repubblica.

Prossime al Palazzo Ducale, dalla parte del «Molo», sono quelle due belle colonne di granito orientale, condotte a Venezia da una delle isole dell'Arcipelago.

Il doge Sebastiano Ziani, eletto nel 1172, allargò la «Piazza», interrando il rivo Batario, e demolendo la chiesa di S. Geminiano, la quale si rifece più addietro là dove, vari secoli dopo, risorse per opera del Sansovino, e rimase fino all'epoca dell'Italico Governo.

Ciò fatto, volle lo Ziani cingere la «Piazza» medesima d'alcuni edifici formati a galleria, i quali, siccome furono destinati all'abitazione dei procuratori di S. Marco, si chiamarono «Procuratie». Questi edifici, di stile italo bizantino, ed in un piano soltanto, sono quelli che si scorgono nel quadro di Gentile Bellini, dipinto nel 1496, rappresentante una processione in «Piazza di S. Marco», nonché quelli che ci vengono raffigurati dalla Pianta di Venezia, incisa in legno nel 1500, ed attribuita ad Alberto Durero.

Avvenne che alcune case delle «Procuratie», rivolte verso mezzogiorno, venissero rovinate dal fuoco, ed ecco la ragione per cui Antonio Grimani e Lorenzo Loredan, procuratori di S. Marco, ordinarono nel 1513 che tutte quelle case venissero abbattute, e nel 1517 ne commissionarono la rifabbrica a Guglielmo Bergamasco sotto la direzione di Bartolommeo Buono, proto delle Procuratie.

Allora le «Procuratie» di cui parliamo si dissero «Nuove», in confronto delle altre situate nel lato opposto della «Piazza» che conservavano l'originaria loro condizione. Ma presero il nome di «Vecchie» dopoché l'altre vennero compiutamente rifabbricate, lavoro che iniziò lo Scamozzi nel 1584, e terminò nel secolo successivo, da architetti diversi, che tutti seguirono, con qualche alterazione, lo stile della Biblioteca Marciana, edificio annesso, incominciato dal Sansovino nel 1536 in seguito alla Zecca, da lui stesso eretta nel 1535.

Caduta la Repubblica, le «Procuratie Vecchie», che, per bisogni bellici, erano state vendute a privati, continuarono ad appartenervi, e le «Nuove», compresa la «Biblioteca», si convertirono in «Palazzo Reale», che nel 1810 fu allungato dal cav. Soli di Vignola d'un'altra ala («la Nuova Fabbrica»), abbattendo a tale scopo la chiesa di S. Geminiano.

In questa piazza avevano luogo molti spettacoli, come quelli del Giovedì Grasso e dell'Ascensione («Sensa»), e nel 1782 vi si diede una bella caccia di tori per onorare i principi ereditari di Russia venuti, sotto il nome di conti del Nord, a visitare Venezia.

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