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		<title>Giusti Duodo - Cronologia</title>
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		<updated>2026-08-25T03:33:00Z</updated>
		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Gabriele il 22:17, 21 nov 2011</title>
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				<updated>2011-11-21T22:17:17Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;{{Palazzi&lt;br /&gt;
|Posizione=45.440875124077735, 12.333610162122568&lt;br /&gt;
|Indirizzo=[[Cannaregio]], 3838 - Calle Testori&lt;br /&gt;
|Architetto=[[Antonio Visentini]]&lt;br /&gt;
|Completamento=1766&lt;br /&gt;
|Descrizione=Se distogliamo gli occhi dalla [[Ca' d'oro]] e volgiamo il nostro sguardo a sinistra, scopriamo  palazzo Giusti, costruzione settecentesca con un prospetto assolutamente classico ma piuttosto fuori dai canoni dell'epoca. L'opera è attribuita, abbastanza concordemente, ad [[Antonio Visentini]] (1688-1782) che, ormai quasi ottantenne, volle qui sublimare il suo ideale di classicità e forse anche, inconsapevolmente, qualche preludio di Ottocento. &lt;br /&gt;
Così in questo prospetto le finestre conservano la &amp;quot;regola&amp;quot; della tripartizione verticale, ma al centro non c'è più la polifora bensì tre monofore; la riva d'acqua non è costituita da uno ma da quattro portali, ciascuno &amp;quot;sostenuto&amp;quot; da due limpide colonne intervallate da tre nicchie con statua; altri due busti di terracotta ornano il terzo piano in due conche con timpano; la cornice di gronda, assolutamente pulita ed essenziale, si interrompe in un timpano semicircolare; sopra un bellissimo abbaino affiancato dalla balaustra &amp;quot;dissimula&amp;quot; la sopraelevazione.&lt;br /&gt;
Il Visentini, uomo di molte risorse creative e profondo conoscitore d'arte e di artisti, non è però architetto puro ed il risultato della sua opera tradisce una qualche rigidità scolastica come una prova accademica che a fatica &amp;quot;prende il volo&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Committenti furono i Coletti i quali, forse tramite l'amicizia con il console Joseph Smith, ebbero modo di apprezzare il Visentini, l'anno era il 1766 e restò scolpito in facciata. La perfetta simmetria del prospetto sembra escludere un'eventuale rifabbrica su costruzione più antica, che necessariamente sempre deve concedere qualche compromesso al precedente involucro;  una conferma ci viene anche dal de Barbari che, alla sinistra della Cà D'Oro, disegna uno spazio vuoto, tuttavia nell'incisione di Giovanni Merlo del 1696 quello spazio è saturato. La tesi più attendibile ipotizza quindi che, per costruire palazzo Giusti Duodo si sia sostanzialmente demolita ogni preesistenza, mantenendo forse parti dei muri perimetrali retrostanti dove è individuabile anche una pietra da camino databile al XVI secolo.&lt;br /&gt;
Ai primi del Novecento il palazzo era di proprietà del conte Vettore Giusti del Giardino dal quale lo Stato Italiano lo acquisisce nel 1918 per adibirlo a museo e poter ampliare l'esposizione della confinante Cà D'Oro alla quale verrà aggregato divenendo sede della Galleria Franchetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bibliografia''': TCI-[[Venezia]]-Guida Rossa(pag.168); M.Brusatin- [[Venezia]] nel Settecento(pag.234) Einaudi 1980; M.Brusegan - I [[Palazzi di Venezia]](pag.179) - Newton Compton Ed. 2007;&lt;br /&gt;
}}&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gabriele</name></author>	</entry>

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