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		<title>Savorgnan - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Gabriele il 11:21, 27 set 2011</title>
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				<updated>2011-09-27T11:21:46Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;{{Palazzi&lt;br /&gt;
|Posizione=45.44402013374595, 12.324258506232582&lt;br /&gt;
|Indirizzo=[[Cannaregio]] 348 - Fondamenta Savorgnan&lt;br /&gt;
|Stile architettonico=Barocco&lt;br /&gt;
|Architetto=[[Giuseppe Sardi]]&lt;br /&gt;
|Inizio costruzione=1688&lt;br /&gt;
|Descrizione=Per alcuni i Savorgnan avrebbero un'ascendenza longobarda, per altri l'origine risalirebbe alla ''Gens Severa'' di Roma, più precisamente a quel Severiano di Aquileia che fondò il castello Severiano, in seguito corrottosi in Savorgnan. &lt;br /&gt;
L'antica famiglia giunse poi a [[Venezia]] e nel 1385 il cavaliere Federico Savorgnan fu ammesso al patriziato. Questi molto si indaffarò perché la città di Udine e tutto il Friuli divenissero dominio della Serenissima e forse per tale ragione nell'anno 1387, mentre in chiesa assisteva alla messa, fu fatto uccidere da Giovanni, patriarca di Aquileia. Ma, come ci informa il [[Tassini]], &amp;quot;poco dopo fu vendicato dal figlio Tristano, che ammazzò il patriarca&amp;quot;. &lt;br /&gt;
In ogni caso questo palazzo ci parla dei membri della famiglia nel corso del secolo XVII; nel 1688 i Savorgnan affidarono all'architetto [[Giuseppe Sardi]], probabilmente il proto di famiglia, il progetto per trasformare una casa di loro proprietà, che aveva subito un incendio, in questo palazzo barocco su quattro livelli: due piani nobili, il mezzanino ed il pianterreno. &lt;br /&gt;
Nel prospetto vengono qui rivisitati motivi del Longhena, accostando con diligenza artigianale il bugnato leggero del basamento alle specchiature a rilievo fra le finestre, o le due serliane dei piani nobili agli eleganti e spiritosi stemmi barocchi.&lt;br /&gt;
Forse  in questo caso il tema dei riquadri aggettanti, risorsa stilistica ricorrente nel palazzo veneziano, resta piuttosto &amp;quot;espediente decorativo&amp;quot; con una pletorica moltiplicazione degli aggetti lineari e soprattutto dei riquadri. Si può ipotizzare che la dimora dei Savorgnan sia stata completata dal Gaspari:  non solo la pianta ma anche le soluzioni dei particolari, quali porte, finestre, vetrate policrome, pavimenti elegantissimi con intarsi marmorei floreali, ricordano il gusto di quell'artista e richiamano per analogia il palazzo Zenobio ai Carmini. &lt;br /&gt;
Il portale di ingresso, che ha linee semplici, apre in un atrio ampio, ripartito da colonne; da qui si poteva entrare nel  retrostante giardino considerato uno dei più importanti della città; nel 1752 il giardino fu ulteriormente ingrandito; aumentarono le speci di piante coltivate, fra le quali molte erano quelle rare. Ancora oggi si possono ammirare alcuni Ginko biloba secolari, Celtis australis accanto a maestosi tassi; poi un bell'esemplare di Gleditchia triacanthos (o Spino di Giuda) e un boschetto di Broussonetia papyrifera (o Gelso da carta) pianta dell’Estremo Oriente, inusuale a [[Venezia]]. &lt;br /&gt;
Nel 1788 un grosso incendio danneggiò molto il palazzo che da allora iniziò un lento degrado; dal catasto napoleonico, all'inizio dell'Ottocento, risultava ancora di proprietà del conte Antonio Carlo Savorgnan, che lo affittava; poi nel 1826 fu venduto al barone Francesco Galvagna che, fra il 1835  ed il 1850, lo riporta a nuovo splendore restaurandolo, arredandolo e sistemandovi una prestigiosa collezione d'arte con opere di [[Giovanni Bellini]] e di [[Palma il Vecchio]]; il giardino fu ingrandito e rimodernato;  gli alberi paiono crescere in disordine ma un esame più attento ci dimostra che la collocazione a dimora delle piante non è stata affatto casuale ed il modello richiama i parchi inglesi con ampi tappeti erbosi fra gli alberi.&lt;br /&gt;
Poi nel 1850 il Galvagna vende la proprietà a Francesco V d'Este, duca di Modena, ma il palazzo cade nuovamente in un totale degrado. Nel 1915 ospita il Convitto femminile della congregazione &amp;quot;Provincia Italiana della Società del Sacro Cuore&amp;quot; con sede in Firenze. Nel 1927 la Società delle Suore del Sacro Cuore passa alla &amp;quot;Società immobiliare l'Alpe&amp;quot;, società fiduciaria dell'Istituto religioso. Nel 1969 l'Amministrazione Provinciale di [[Venezia]] acquista il complesso immobiliare, lo restaura, ripristinando, dove è possibile, i caratteri originali del Seicento; oggi è sede dell'Istituto Tecnico per il Turismo &amp;quot;Francesco Algarotti&amp;quot;.&lt;br /&gt;
Dopo l'annessione del giardino del vicino palazzo Manfrin l'area verde di 9500 metri quadrati ha assunto forma di due rettangoli affiancati e un po' sfasati, ora adibita a giardino pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bibliografia''': G.Lorenzetti-Venezia e il suo estuario - (pag.449) Ed.Lint 1974 - TCI - Venezia (pag.488) - G.Bellavitis - Itinerari per Venezia (pag.347) Guide de L'Espresso 1980 - P.Maretto - La casa veneziana (pag.212) Marsilio Ed. 1986 -  E.Bassi - Palazzi di Venezia -(101/I°) Ed.La Stamperia-Venezia 1978 - G.Tassini - Curiosità veneziane (pag.581) Filippi Ed. 1990 - M.Brusegan - I palazzi di Venezia (pag.332) Newton Compton 2007 -&lt;br /&gt;
}}&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Gabriele</name></author>	</entry>

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